Il naufrago

Unpublished short story

 

La costa era già lontana e le sue luci sparite nella scia di spuma bianca: era l’unica cosa che si vedeva. Il rumore del motore rimbombava ovattato nei cassoni della stiva, sempre uguale e tentennante, sembrava che dovesse tirare le cuoia da un momento all’altro. Se li abbandonava, li avrebbe lasciati alla deriva: non c’era una bava di vento.  

A un tratto qualcuno parlò: prendi te il timone? Fuori erano rimasti solo in tre: Fiorenzo, Gloria, e Beppe.  Fiore aveva timonato per ore, Gloria era fuori perché dentro le veniva il mal di mare, Beppe perché gli piaceva vederlo il mare. O meglio, gli piaceva sentire la sensazione di stare sul mare perché in quel momento non poteva vederlo, solo percepirlo. Alla fine, ci sono città e paesaggi che sanno di mare, e tu te ne accorgi ancora prima di vederlo, arrivi e dici: laggiù c’è il mare. Ma come fai a saperlo se non si vede? Sarà un profumo? Ma di cosa? Alle volte il mare puzza di porto altre profuma di pino, sa di sale e di alghe, di cosa sa il mare accidenti? Beppe tirava su col naso per sentire meglio quel sapore di piccante che punge le narici e le rinfresca. Forse è questo il profumo del mare? (…)

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